Un cavallo murgese montato in costume durante una manifestazione equestre
Un cavallo murgese montato in costume durante una manifestazione equestre — foto: Diamantenero65 · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

La Valle d'Itria che finisce sulle cartoline è quella dei trulli e dei borghi bianchi. Ma c'è una seconda Valle d'Itria, meno fotografata e altrettanto caratteristica, fatta di pascoli, muri di recinzione, grandi aziende agricole isolate e boschi di querce. È il paesaggio della Murgia dei Trulli, e Martina Franca ne è storicamente il centro. Qui, da secoli, si alleva un cavallo che porta il nome di questa terra.

Il Cavallo delle Murge

Il Murgese è una razza equina legata alla Murgia sud-orientale, quella che si estende fra le province di Bari, Brindisi e Taranto e che ha in Martina Franca il proprio riferimento. La tradizione fa risalire le sue origini remote ai cavalli allevati nella Puglia di Federico II di Svevia, nella prima metà del Duecento: un'attribuzione suggestiva, che va presa per quello che è, cioè una tradizione tramandata più che un dato d'archivio.

Quello che invece è documentato è l'avvio della selezione moderna. Il lavoro sistematico sulla razza comincia nel 1926 per iniziativa del Deposito Stalloni di Foggia, poi trasformato in Istituto di Incremento Ippico per la Puglia, e prosegue in modo strutturato negli anni successivi sull'area di origine, che comprende oltre a Martina Franca anche i territori di Alberobello, Locorotondo, Ceglie Messapica, Noci, Mottola e Massafra.

Come riconoscerlo

Il Murgese si riconosce prima di tutto dal manto: è prevalentemente morello, cioè nero, e questo lo rende inconfondibile contro il verde dei pascoli e il bianco della pietra. Esiste una quota minoritaria di soggetti con mantello roano. È un cavallo di taglia media, dalla struttura solida e dal temperamento equilibrato, storicamente impiegato nel lavoro agricolo e oggi apprezzato soprattutto per l'attività da sella e le passeggiate.

A custodire il Libro Genealogico della razza è l'Associazione Nazionale Allevatori del Cavallo delle Murge e dell'Asino di Martina Franca, costituita proprio a Martina Franca nel 1948 da un gruppo di ventidue allevatori. Il nome dell'associazione dice già che le razze storiche del territorio sono due.

Consiglio pratico: se volete vedere il paesaggio agricolo nella sua forma migliore, muovetevi nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente stacca i muretti dai pascoli. Nelle strade di campagna rispettate sempre i cancelli e le recinzioni: sono aziende agricole in attività, non aree aperte al pubblico.

L'asino di Martina Franca

Accanto al cavallo, la Murgia ha selezionato un asino che porta il nome della città. La tradizione lo fa derivare dall'asino catalano, introdotto sulle Murge dai Conti di Conversano durante la dominazione spagnola. È un animale di grande taglia, dal mantello scuro, dalla testa importante e dalle orecchie lunghe, che in passato ha avuto una diffusione ben oltre i confini regionali. Come il Murgese, è oggi una razza tutelata e la sua sopravvivenza è legata al lavoro degli allevatori locali.

Le masserie: aziende agricole, non ville

La masseria è l'altra costante del paesaggio. Non è una casa di campagna in senso residenziale, ma un complesso produttivo autosufficiente: abitazione del massaro, stalle, depositi per il raccolto, cisterne per la raccolta dell'acqua piovana, forno, aia, e recinti in pietra per il ricovero degli animali. Molte hanno sviluppato nel tempo elementi difensivi, come muri ciechi verso l'esterno e corpi rialzati, perché in queste campagne isolate la sicurezza era un problema concreto.

Attorno alle masserie si organizza tutto il resto: gli uliveti, i seminativi, i pascoli, e la rete fittissima di muretti a secco che divide una proprietà dall'altra. Percorrendo le strade fra Martina Franca e Crispiano, o scendendo verso Massafra e Mottola, si legge ancora questa struttura con chiarezza. Diverse masserie sono state riconvertite ad attività agrituristiche o casearie, altre restano puramente agricole.

Il Bosco delle Pianelle

A pochi chilometri da Martina Franca si apre uno degli ambienti naturali più notevoli della zona: il Bosco delle Pianelle, riserva naturale regionale orientata che ricade nel territorio comunale e si estende su circa milleduecento ettari.

L'albero che lo caratterizza è il fragno, una quercia mediterranea con un areale ristretto, che qui forma un bosco d'alto fusto insieme a roverella e leccio. Il sottobosco ospita specie rare, fra cui la peonia. La riserva si sviluppa lungo le gravine di Pianelle e Vuolo, incisioni carsiche scavate dall'azione di antichi corsi d'acqua, ed è in continuità geomorfologica ed ecologica con il Parco naturale regionale Terra delle Gravine, che si estende più a sud-ovest.

La fauna è ricca soprattutto di uccelli. Fra i rapaci diurni si osservano la poiana, dal volo planato e lento, e il gheppio; fra i notturni sono presenti allocco, barbagianni e gufo. È un ambiente che si visita a piedi, seguendo i sentieri segnalati, e che d'estate offre un sollievo termico immediato rispetto alla campagna aperta.

Come mettere insieme le cose

Cavallo, masseria e bosco non sono tre attrazioni separate: sono tre facce dello stesso sistema. Il bosco forniva legna e ghiande, la masseria organizzava il lavoro agricolo e l'allevamento, il cavallo e l'asino erano la forza motrice che teneva insieme il tutto. Guardare la Murgia dei Trulli con questa chiave la rende molto più leggibile di quanto non appaia dal finestrino.

Dormire nel centro di Martina Franca

Dimora Donizzetti offre due case vacanza indipendenti nel centro della città: cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e self check-in in entrambe. Da qui il borgo antico si gira a piedi e la Valle d'Itria comincia subito fuori.