Mensola barocca scolpita con un putto sulla facciata di Palazzo Magli, a Martina Franca
Mensola barocca scolpita con un putto sulla facciata di Palazzo Magli, a Martina Franca — foto: Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

C’è un momento, nel centro storico di Martina Franca, in cui smettete di guardare l’insieme e cominciate a guardare i pezzi. Succede quasi sempre in un vicolo laterale, quando alzate gli occhi e trovate una mensola scolpita, un volto di pietra sopra un portone, una ringhiera che si gonfia come una pancia. Da lì in poi la città si legge in un altro modo. Questo articolo serve a farvi arrivare prima a quel momento.

Un barocco che arriva tardi, e per un motivo

Martina Franca non è una città barocca per caso. Dopo le franchigie medievali che ne favorirono la crescita, il Sei e soprattutto il Settecento portarono una prosperità solida, costruita su agricoltura e allevamento. Quella ricchezza si tradusse in pietra: famiglie che si fanno costruire un palazzo, una collegiata rifatta da capo, archi cittadini ridisegnati come quinte teatrali. Il barocco qui non è una moda importata ma il modo in cui una comunità benestante decise di mostrarsi. Ecco perché è concentrato: non sfiora la città, la riscrive quartiere per quartiere.

La pietra e la calce

Il materiale è il primo indizio. Le decorazioni sono ricavate dalla pietra calcarea chiara del posto, tenera abbastanza da lasciarsi scolpire in profondità e da invecchiare bene, prendendo con gli anni un tono avorio. Il resto della facciata, invece, è muro intonacato e imbiancato a calce. Da questo accostamento nasce l’effetto che riconoscete subito, anche senza saperlo nominare: il bianco fa da fondo neutro e la pietra emerge come un disegno. Nelle ore piene di sole il contrasto quasi scompare per eccesso di luce; al mattino presto e nel tardo pomeriggio, invece, ogni cornice proietta la sua ombra e la decorazione torna a respirare.

Cinque dettagli da cercare

Una volta che sapete cosa guardare, il centro diventa un catalogo a cielo aperto.

  • I portali: incorniciati, spesso sormontati da stemmi di famiglia. Sono la firma del proprietario.
  • I mascheroni: volti scolpiti, a volte grotteschi, con funzione apotropaica, cioè di protezione della casa.
  • Le mensole: i sostegni sotto i balconi, quasi mai lisci, quasi sempre lavorati a voluta.
  • Le cornici traforate: fasce di pietra intagliata che corrono sopra finestre e aperture.
  • Il ferro battuto: le ringhiere bombate verso l’esterno, che allargano lo spazio del balcone e in estate si riempiono di vasi.
Consiglio pratico: guardate sempre verso l’alto e non fermatevi alle vie principali. Il barocco martinese non è tutto in facciata sulle piazze: molti dei dettagli più belli stanno su edifici minori dei vicoli laterali, dove i palazzi si stringono e la decorazione si concentra intorno a portoni e balconi. Un giro lento in un quadrante piccolo del centro rende molto più di un percorso lungo che tocca solo i monumenti principali.

I palazzi nobiliari

Il capofila è il Palazzo Ducale in Piazza Roma, avviato nel 1668 per volontà del duca Petracone V Caracciolo sull’area del castello medievale: è l’edificio che ha dato la scala e il tono a tutto il resto. Intorno, il centro storico è punteggiato di residenze gentilizie che ne raccolgono la lezione in formato ridotto, come Palazzo Martucci e Palazzo Caroli, riconoscibili proprio per i balconi in ferro battuto e i portali scolpiti. Non aspettatevi facciate monumentali una accanto all’altra: qui i palazzi si inseriscono nel tessuto stretto delle vie, e la loro presenza si nota più dai particolari che dalla mole.

Sobrio, non povero

Chi arriva da Lecce nota subito la differenza. Il barocco martinese è considerato una variante locale influenzata da quello leccese, ma decisamente più contenuta: meno horror vacui, meno superfici interamente ricoperte di intaglio, più equilibrio fra parti decorate e parti lisce. È una scelta, non un limite. La decorazione viene concentrata dove serve — l’ingresso, il balcone, il coronamento — e lascia il resto al bianco. Il risultato è un centro che appare elegante piuttosto che spettacolare, e che regge bene anche la visita lenta, senza stancare.

Il momento giusto per guardarlo

Se potete scegliere, camminate nel centro storico nella prima ora dopo l’alba o nell’ora prima del tramonto. La luce radente è l’alleata naturale di questo tipo di architettura: fa emergere il rilievo, separa la pietra dal muro, restituisce profondità ai portali. Anche la sera, con l’illuminazione artificiale, molte facciate cambiano completamente carattere. Portatevi dietro poca fretta: è l’unico strumento davvero necessario.

Dormire nel centro di Martina Franca

Dimora Donizzetti offre due case vacanza indipendenti nel centro della città: cucina completa, aria condizionata, Wi-Fi gratuito e self check-in in entrambe. Da qui il borgo antico si gira a piedi e la Valle d'Itria comincia subito fuori.