Trulli con il tetto in chiancarelle nel rione Aia Piccola, ad Alberobello
Trulli con il tetto in chiancarelle nel rione Aia Piccola, ad Alberobello — foto: Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Alberobello ha un problema che è anche il suo merito: è talmente fotografata che si rischia di arrivarci già stanchi dell’immagine. Poi però ci si entra dentro, in una di quelle strade in salita fra due file di coni, e la questione si chiude da sola. Vale la pena capire prima come sono fatti questi edifici e in quali ore conviene esserci: sono le due cose che separano una visita riuscita da una veloce delusione.

Come è fatto un trullo

Il trullo è una costruzione in pietra a secco: muri spessi e cono di copertura ottenuto sovrapponendo anelli di chiancarelle, lastre calcaree posate in modo che si chiudano progressivamente verso l’alto senza malta a tenerle insieme. La spiegazione tradizionale di questa tecnica chiama in causa i vincoli feudali dell’epoca: costruzioni smontabili rapidamente in caso di controllo. Al di là della leggenda, il risultato pratico lo sentite entrando: pareti che restano fresche in estate e tiepide in inverno. Sui coni compaiono spesso simboli dipinti a calce, e in cima quasi sempre un pinnacolo, la parte in cui il costruttore lasciava la propria firma.

Rione Monti, il più grande

È il quartiere che si vede in tutte le fotografie: circa mille coni disposti sul versante in salita, con le vie principali oggi molto commerciali e quelle laterali sorprendentemente quiete. Qui si trovano i celebri Trulli Siamesi, due coni fusi al centro, e in cima al rione la Chiesa di Sant’Antonio, costruita fra il 1926 e il 1927 a pianta centrale, con bracci di uguale lunghezza: un edificio novecentesco che riprende deliberatamente la forma conica dei trulli, con cupola alta circa ventun metri. Salire fino a lì e poi ridiscendere per una via secondaria è il modo migliore per attraversare il rione.

Aia Piccola, il rione dove si vive

Dall’altra parte del centro, l’Aia Piccola è il contraltare del Rione Monti: circa seicento trulli, molti meno esercizi commerciali, un carattere ancora prevalentemente residenziale. Le strade sono più strette, meno rettilinee, e il silenzio è tutt’altra cosa. Se avete solo un’ora, molti dedicano tutto il tempo a Monti; è un errore. Bastano venti minuti in Aia Piccola per capire che i trulli non sono un fondale ma delle case, tuttora abitate.

Consiglio pratico: il fattore che pesa di più sulla visita non è la stagione, è l’ora. Presentatevi presto la mattina, prima che arrivino i gruppi in giornata, oppure nell’ultima ora di luce: la temperatura è gestibile, i vicoli si svuotano e la luce radente restituisce il rilievo dei coni, che a mezzogiorno appaiono piatti. Il Belvedere Santa Lucia, affacciato sul Rione Monti, è il punto da cui si coglie la forma d’insieme del quartiere: passateci sia all’arrivo sia prima di ripartire, perché con luce diversa sembra un altro posto.

Il Trullo Sovrano

Sta un po’ in disparte rispetto ai due rioni ed è l’unico trullo a due piani di Alberobello. Costruito nel Settecento con murature di grande spessore, ha conservato una distribuzione degli ambienti e un arredo che raccontano l’uso domestico dell’edificio meglio di qualunque pannello esplicativo. È l’unico luogo di Alberobello in cui si capisce davvero come si abitasse dentro un trullo, invece di limitarsi a guardarli da fuori.

Perché è patrimonio UNESCO

Alberobello è iscritta nella lista del Patrimonio Mondiale dal 1996, e vale la pena capire con quale motivazione. La tutela non riguarda un monumento isolato ma un insieme di aree: il Rione Monti con oltre mille trulli, l’Aia Piccola con circa seicento, e alcuni beni puntuali come la Casa d’Amore, la Piazza del Mercato, il Museo Storico e il Trullo Sovrano. Il criterio riconosciuto è quello dell’insediamento umano che ha conservato la propria forma originaria in misura eccezionale, per di più restando abitato. È esattamente questo che rende Alberobello diversa da un sito archeologico: non è un luogo conservato, è un luogo ancora in uso.

Un ultimo accorgimento

Portate scarpe con suola che tenga: la pietra dei vicoli è levigata da secoli di passaggi e diventa scivolosa dopo la pioggia. E lasciate perdere l’idea di vedere tutto: due rioni, un belvedere e un trullo visitabile dall’interno sono già una mattinata piena, fatta con il ritmo giusto.

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